Descrizione
del Taglia e cuci
Sara Martelli
Il Taglia e cuci è una tecnica
ludica, basata sulla ricostruzione di un brano di lingua scritta o orale,
tratto da un’attività di ascolto o di lettura effettuata precedentemente in
classe[1].
Sono venuta a conoscenza di questa tecnica durante un corso di formazione
all’IIC di Madrid tenuto da Luisa Guerrini. Per presentarci l’attività, come in
tutti i corsi di formazione della Dilit, ci era stato chiesto di entrare nei
panni degli studenti: l’ho quindi sperimentata sulla mia pelle e, devo dire,
all’inizio mi ha lasciata un po’ perplessa. Ne intuivo le potenzialità ma,
durante l’esecuzione, mi ero stancata molto. Inoltre, la sua preparazione mi
sembrava abbastanza laboriosa. Il primo approccio quindi non è stato dei
migliori.
Qualche mese dopo, però, ho cambiato radicalmente idea. Nel frattempo
infatti avevo proposto questa tecnica in classe, e agli studenti era piaciuta
molto. Il suo successo mi aveva spinto a usarla in diverse occasioni, con dei
buoni risultati ogni volta. Per questo motivo, al momento di scegliere su quale
argomento svolgere la tesi del Master Itals della Ca’ Foscari di Venezia che
stavo frequentando, ho pensato immediatamente a questa tecnica. Inoltre, la mia
collega e amica Veronica Rossi aveva deciso di fare la sua tesi sulla Gara
delle frasi occasionali, il che ci dava la possibilità di svolgere il lavoro a
quattro mani, poiché si trattava di due attività con molte analogie.
All’interno della mia tesi di Ricerca-Azione[2],
basata su un solo gruppo classe con frequenza bisettimanale, nell’arco di
quattro mesi ho svolto questa tecnica tre volte. Come richiesto da questo tipo
di ricerca, ho documentato lo svolgimento di quest’attività in vario modo
(auto-osservazione, osservazione di una collega, videoregistrazione),
documentando ogni volta anche i pensieri e le riflessioni degli studenti.
I risultati ottenuti sono stati molto buoni, sia dal mio punto di vista
che da quello degli studenti. Mi è sembrato quindi naturale voler condividere
questa mia esperienza, contribuendo a far conoscere un’attività che ritengo
estremamente interessante.
Fase di preparazione
1.
divide la
lavagna in due parti
2.
se si tratta
di una conversazione, posiziona le sequenze di battute degli interlocutori;
sennò passa alla fase successiva
3.
attacca alla
lavagna le tessere scelte, seguendo l’ordine in cui si trovano nel brano
4.
nell’altra
parte della lavagna attacca quattro/cinque tessere a caso.
5.
mette il
sacchetto con le tessere lontano dalla lavagna e divide gli studenti in squadre[5]
(massimo tre): la lavagna deve trovarsi più o meno alla stessa distanza da
tutte le squadre.
Si gioca!
Dopo che gli studenti hanno deciso il nome delle squadre, l’insegnante
spiega l’obiettivo del gioco (la ricostruzione del brano), richiama il contesto
e infine spiega le regole (anche se non è la prima volta è bene ripeterle, poiché
un po’ complicate):
Una volta che il brano è stato ricostruito, gli studenti lo ricopiano e
l’insegnante chiede se ci sono dubbi o domande: è la fase di riflessione, dove
gli studenti hanno la possibilità di guardare con calma il testo e di
riflettere su di esso.
Perché il gioco sia divertente e non diventi un’attività frustrante e
quindi demotivante è importante prestare attenzione a due aspetti:
All’interno della mia ricerca, ho cercato di capire, attraverso la bibliografia
teorica e il confronto con i colleghi e con gli studenti, quali fossero i punti
di forza di questa tecnica. Possono essere riassunti in quattro aspetti
diversi: la messa in moto della grammatica pragmatica delle aspettative, la
ludicità, l’apprendimento collaborativo e l’uso del movimento. Vorrei
sottolineare che questi elementi non sono emersi solo dallo studio dei testi
teorici e dalla riflessione con i colleghi, ma anche dagli stessi studenti.
Dopo ogni Taglia e cuci agli alunni
veniva distribuito un questionario, per lo più a domande aperte, in cui si
chiedeva loro di riflettere sull’utilità del gioco e sulle risorse linguistiche
di cui si servivano giocando. Mi sembra quindi interessante inserire anche
alcuni contributi dei miei studenti, che saranno contraddistinti graficamente
dall’uso delle virgolette alte e del corsivo.
Ragionare
Gli studenti che si trovano di fronte a un testo da ricostruire spesso
si spaventano, e forse non a torto. Lo sforzo cognitivo che gli viene richiesto
è infatti notevole: per poter ricomporre il testo devono attingere a tutte le
loro conoscenze pregresse della lingua (grammaticali, sociali, pragmatiche),
ovvero devono mettere in moto la loro grammatica pragmatica delle aspettative
(Oller 1979). Questo meccanismo, per il quale, per capire (e ricostruire) un
testo orale o scritto, formuliamo ipotesi secondo la nostra esperienza passata
(secondo Oller “what we have learned to
expect”) è costante nell’apprendimento linguistico, anche nelle sue
primissime fasi. La formulazione di inferenze creative sul linguaggio e
l’acquisizione linguistica vanno di pari passo. L’insegnante, quindi, deve
incoraggiare l’uso di queste strategie cognitive da parte degli studenti (Oller
dice di “take advantage of the expectancy
that a learner has already acquired in trying to teach new material”)
attraverso attività come il Taglia e cuci.
In questa tecnica, infatti, lo studente è portato naturalmente a usare la
grammatica pragmatica delle aspettative; farlo diventare cosciente di questa risorsa
e spingerlo ad usarla in tutto il processo dell’apprendimento linguistico
diventa quindi un compito prioritario dell’insegnante. Quest’ultimo, durante
tutto il gioco, resta comunque una figura esterna, un facilitatore linguistico
che coordina le attività senza intervenire, lasciando la possibilità allo
studente di non essere più il destinatario passivo del messaggio, bensì un
ricercatore attivo che si interroga per costruire il significato.
Nei questionari dei miei studenti questo aspetto è emerso molte volte e
spontaneamente (non guidato cioè da domande apposite): <addirittura era necessario ragionare un po’>, <mi ha fatto di pensare molto>, <fa pensare e a volte intuire qual è la
parola giusta>, <aiuta a sapere
come costruire le frasi>, <imparare
il senso>, <delle diverse
possibilità di combinare le parole>, <pensare
più rapido sulla lingua che impariamo>,<pensare in italiano>.
Divertirsi e collaborare
La ricostruzione di un testo partendo solo da qualche parola è un
processo, come già detto, estremamente faticoso. La tensione impiegata per
ricostruire e per comprendere è altissima, e quando ho svolto quest’attività ho
visto che gli studenti faticano quasi fisicamente, tanto sono tesi al
raggiungimento dell’obiettivo. Il gioco svolge quindi innanzitutto la funzione
di motivazione: mi sforzo, collaboro con i compagni della mia squadra per
arrivare alla vittoria. La competizione giocosa rende l’attività, oltre che
faticosa, molto divertente e inoltre stimola gli studenti a impegnarsi al
massimo.
La struttura del Taglia e cuci
rende il gioco particolarmente incalzante: mentre una squadra decide dove
posizionare una parola, l’altra prepara la sua mossa successiva, non si creano
così mai momenti di stallo. Inoltre, il sistema di assegnazione dei punti rende
possibile l’elaborazione di una strategia della squadra, cosa che aumenta la
competitività dei gruppi e quindi la generale atmosfera giocosa (<come già conosciamo la meccanica del
gioco è più facile giocare e fare strategia anche>).
Il Taglia e cuci, ritenuto dai
miei studenti <divertente>, <attivo>, <emozionante>, <competitivo>,
<rilassante>, viene
generalmente considerato più divertente quando le squadre sfiorano il pareggio
e il risultato non è chiaro se non alla fine, quando cioè è più forte
l’elemento ludico: nei diversi questionari alla domanda “l’attività mi è
piaciuta perché…” molti hanno infatti risposto <non è stato chiaro chi ha vinto alla fine del gioco>, <il risultato è stato nell’aria>,<c’è stato quasi un pareggio>.
Se da una parte la competizione è fondamentale nello svolgersi del
gioco, dall’altra questa è sempre accompagnata dalla collaborazione fra
studenti, in una prospettiva di cooperative
learning. È questo un metodo che coinvolge gli studenti nel lavoro di
gruppo per raggiungere un fine comune, in questo caso la ricostruzione del
testo in questione e quindi la vittoria della propria squadra.
Nel gruppo classe con cui ho svolto la mia ricerca questo aspetto è
stato particolarmente rilevante. C’era infatti una studentessa, C., che all’inizio
del corso aveva destato la mia preoccupazione. Era una signora di mezza età,
che era stata bocciata il quadrimestre precedente e aveva deciso di ripetere il
corso. La sua motivazione era dunque alta, ma la sua fiducia in sé stessa molto
poca. Il suo livello era inferiore a quello dei compagni, cosa che fu chiara a
tutti fin dalla prima lezione e che la metteva evidentemente in difficoltà:
parlava poco, e spesso si vergognava di dire che non aveva capito. Mano mano
che passava il tempo, si scioglieva sempre di più, un po’, almeno penso, grazie
al mio atteggiamento (ero molto attenta a lei senza però differenziarla dagli
altri), un po’ grazie ai compagni, che la coinvolgevano sempre aiutandola e
senza mai dare segni di impazienza.
Durante il primo Taglia e cuci
all’inizio C. sembrava perplessa: il fatto di andare alla lavagna da sola e di
essere “protagonista” non le piaceva. Mano a mano però ci ha preso gusto, anche
perché nei vari Taglia e cuci, ha
avuto delle intuizioni a volte determinanti per la sua squadra. La struttura
del gioco, infatti, obbliga tutti ad esporsi, rompendo il meccanismo, che
spesso in classe si crea, di predominanza degli studenti più “forti” rispetto a
quelli più “deboli”.
La cooperazione è un altro elemento emerso dal diario dei miei studenti:
<è una buona forma di interactuare>,
<ha colaborato tutto il gruppo>,<il lavoro con i miei compagni: è un
gruppo veramente buono e amabile>
Muoversi
Non a caso questa tecnica è stata presentata nel laboratorio “Fisicità e
esercitazioni grammaticali”. Durante tutta l’attività, infatti, gli studenti si
alzano, si muovono, spesso corrono per non perdere tempo. L’uso del movimento
serve a rendere il gioco più divertente (<attivo>)
ma non solo: permette infatti a chi predilige la dimensione cinestetica
dell’apprendimento di usare un canale a lui congeniale, come d’altra parte
succede in molte altre tecniche Dilit.
Mentre gli studenti giocano, devono parlare in italiano pena la perdita
di un punto[6], il che, se
all’inizio li può mettere un po’ in difficoltà, con l’avanzare del gioco
diventa uno strumento importante aiutandoli a far diventare l’italiano una
lingua di comunicazione. Questo è, ovviamente, particolarmente vero in contesto
LS dove gli studenti hanno pochissime occasioni di parlare italiano, o in
contesti L2 dove si ritrovano comunque a frequentare quasi esclusivamente
parlanti della loro lingua (penso, per esempio, a molti studenti che
frequentano le università americane a Roma.).
Caon F., Rutka
S., (2004), La lingua in gioco,
Perugia, Guerra Edizioni.
Catizone P., (2003a), Volare 4. Guida per
l’insegnante, Roma, Edizioni Dilit.
Catizone P., (2003b), Volare 4. Corso di
italiano, Roma, Edizioni Dilit.
Coonan C. M.,
(2001), La ricerca azione,
Laboratorio Itals, Università Cà Foscari di Venezia.
Daloiso, M., Sviluppare la competenza
linguistico-comunicativa attraverso tecniche ludiche, [Internet] (1
pagina), Firenze, PsicoLab, (01/11/2006), http://www.psicolab.net/index.asp?pid=idart&cat=5&scat=132&arid=1997
.
D’Angelo K.,
Zafarana A., (2005), Il Puzzle linguistico e la Ricostruzione di conversazione:
due tecniche per la riflessione metalinguistica, tesi Master Itals V ciclo,
Università Cà Foscari, Venezia.
De Luchi, M.,
(2006), Metodologia della ricerca nella
didattica delle lingue, Modulo Master in Progettazione avanzata
dell’insegnamento della lingua e cultura italiana a stranieri, Venezia,
Dipartimento di Scienze del Linguaggio, Ca’ Foscari.
Humphris C.,
(2006), “Adattamento o compromesso?”, in Bollettino Dilit, 2, Roma,
Edizioni Dilit.
Humphris C., Luzi
Catizone R., Urbani S., (1985a), Comunicare
meglio, Roma, Bonacci Editore.
Humphris C., Luzi
Catizone R., Urbani S., (1985b), Comunicare meglio. Manuale per l’insegnante,
Roma, Bonacci Editore.
Oller, J., (1979), Language
test at school: a pragmatic approach, London, Longman.
[1]
Il Taglia e cuci è stato presentato
nell’aprile 2007 in occasione del seminario Dilit “Come possiamo aspettarci che
imparino una lingua se li teniamo incollati a una sedia?”, all’interno del
laboratorio “Fisicità e esercitazioni grammaticali”. Nel prossimo futuro
apparirà nel libro Movimente pubblicato dalle Edizioni Dilit in
collaborazione con Alpha&Beta.
[2]
La Ricerca-azione vuole essere allo stesso tempo un valido metodo di ricerca
scientifico e uno strumento di crescita professionale. Si presenta quindi come
un lavoro strutturato da realizzare in classe, il cui svolgersi e i cui effetti
devono essere monitorati e analizzati durante tutto il percorso. Il
monitoraggio avviene tramite l’uso di strumenti (quali, per esempio, il
questionario, l’intervista) sottoposti all’insegnante, agli studenti e agli
altri protagonisti della ricerca. Questi ultimi sono molto importanti perché è
grazie a loro che si realizza la cosiddetta triangolazione, ossia l’analisi e
il confronto di informazioni di origine diversa. È la triangolazione che
garantisce quindi la scientificità della ricerca.
[3]
Personalmente ho sempre utilizzato brani di lingua orale, trovando i brani di
lingua scritta meno interessanti perché non presentavano le caratteristiche
della lingua parlata. La mia scelta era dovuta però al fatto che operavo in
contesto LS, in cui quindi gli studenti non avevano molti input di lingua orale
autentica.
[4]
Per aumentare l’effetto sorpresa negli studenti è consigliabile, se se ne ha la
possibilità, preparare la lavagna in un’altra aula da quella in cui si svolge
normalmente la lezione. Si andrà nella seconda aula dopo la formazione delle
squadre e la spiegazione delle regole.
[5]
Per aumentare la ludicità del gioco, sarebbe meglio che la divisione delle
squadre fosse casuale e non venisse decisa dall’insegnante.
[6]
Nei livelli bassi di solito io permetto sempre l’uso di una seconda lingua.