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Come insegnare una lingua straniera a principianti che studiano un'ora
e mezzo la settimana
Christopher Humphris
Fra gli insegnanti che dimostrano interesse per il tipo di metodologia
proposto da questi Bollettini ce ne sono molti che sostengono che
non può funzionare con studenti che studiano solo un'ora e mezzo la settimana.
Non è un caso che gli insegnanti che lo sostengono sono insegnanti i cui
studenti studiano solo un'ora e mezzo la settimana! Un po' come quegli
insegnanti che sostengono che questo approccio non funziona con studentesse
casalinghe o con studenti non-europei o con studenti di ceti sociali inferiori,
ecc.
In realtà abbiamo a che fare non con la categoria di studente o l'organizzazione
dello studio in termini di tempo, bensì con le convinzioni dell'insegnante.
Voler provare una metodologia diversa implica un cambiamento di queste
convinzioni. Cambiare le proprie convinzioni implica una disponibilità
mentale, una capacità di autocritica, una consapevolezza che si può sempre
fare meglio. A tutti quei lettori che non hanno ancora buttato nel cestino
questo Bollettino e che concordano con gli insegnanti citati all'inizio
di quest'articolo chiedo ora di rivedere le loro convinzioni con l'intento
di provare a cambiarle.
Prendiamo, per esempio, il nostro ripetuto appello di privilegiare attività
di Ascolto autentico rispetto a tutte le altre attività d'un corso.
È una cosa, si dice, chiedere ad una classe di studenti di "subire"
per 45 minuti una tale attività se studiano tre ore al giorno e quest'attività
è solo una di una serie di 4-5 attività diverse, ed è un'altra farlo quando
rappresenta circa il 50% di una lezione in una situazione in cui eventuali
ansie da parte degli studenti non possono essere discusse per una settimana
intera.
Ma è veramente così? Vediamo. Mettiamoci nei panni degli studenti. Tutti
gli studenti, come tutti gli esseri umani, vivono nel presente. Il presente
dura un attimo. Ogni attimo, ogni minuto, in cui lo studente è convinto
che ciò che sta facendo è una perdita di tempo è un attimo, un minuto,
doppiamente negativo. Negativo, primo perché senza la partecipazione affettiva
ed intellettuale dello studente, quell'attimo diventa realmente una perdita
di tempo, e nel caso specifico si tratta di ben 45 minuti. E doppiamente
negativo perché ogni attimo passato in un tale stato d'animo è un attimo
di disincanto riguardo all'efficacia della metodologia, di crescente sfiducia
nell'insegnante e in tutto il suo operato. Questo moltiplicato per 45
minuti diventa veramente intollerabile.
Ma questo è vero sia nel caso che lo studente non veda più l'insegnante
per una settimana, sia nel caso che l'insegnante passi ad un'attività
di diversa natura subito dopo. Il danno è già fatto. L'insegnante può
arrampicarsi sugli specchi per rendersi simpatico agli occhi dello studente,
ma non riuscirà mai a ritranquillizzarlo e a fargli tornare quella fiducia
che è il presupposto necessario per garantire un rapido progresso.
L'insegnante obiettore menzionato prima ha ragione quando prevede possibili
ansie da parte degli studenti. Per forza. Lo studente si trova davanti
a richieste dell'insegnante non previste. Nella sua esperienza passata
gli insegnanti si sono comportati in un altro modo. Anche lo studente
ha le sue convinzioni. È convinto che studiare vuol dire applicare le
sue facoltà cognitive "logico-lineari" e che ad ogni quesito
bisogna cercare l'unica risposta possibile e che l'insegnante darà poi
la soluzione corretta che gli permetterà di valutarsi in termini di quante
risposte erano giuste e quante sbagliate. Questa convinzione non proviene
dalla "natura", proviene dalla cultura. Cioè proviene dall'esperienza
scolastica precedentemente avuta dallo studente. La nostra problematica
è: ci sono i presupposti per cambiare le sue convinzioni? La risposta
a mio avviso è sì. Tutti, chi più chi meno, sono, a un qualche livello
di coscienza, consapevoli del fatto che la scuola tradizionale è stata
poco efficace nel promuovere l'apprendimento. Questa consapevolezza predispone
lo studente a modificare le sue convinzioni quando è di fronte a chi gli
sembra competente, esperto, convinto e convincente.
L'Ascolto autentico
Vediamo in concreto la prima attività di Ascolto autentico con
una classe di principianti assoluti. Come procedere? Mettiamo che questo
sia la prima attività della prima lezione e vogliamo farla durare una
quarantina di minuti. La nostra prima preoccupazione è che lo studio di
questa nuova lingua sia un piacere per gli studenti. Logicamente
loro saranno apprensivi: è naturale. Si chiederanno, ognuno dentro di
sé, "Ce la farò?", "Sono tagliato per le lingue?",
"Sarà difficile la lezione?", "Faccio ancora in tempo a
cambiare idea e a dedicarmi ad un altro hobby".
Il nostro compito è far scomparire tutte queste apprensioni e mandare
via gli studenti alla fine della lezione con due certezze:
a) quello che l'insegnante mi chiede di fare non è difficile, e
b) tutto sommato studiare questa lingua è divertente.
Andiamo passo per passo.
- L'insegnante mette un registratore in
mezzo agli studenti. In pratica questo significa mettere il registratore
su uno sgabello o su una sedia in mezzo a quella parte dell'aula occupata
dagli studenti. In tutte le aule c'è una "zona insegnante",
dove c'è la lavagna, forse c'è una cattedra (meglio di no!), dove l'insegnante
abitualmente si mette. E c'è una "zona studenti" che si individua
per opposizione alla zona insegnante. Il registratore va messo nella
seconda di queste due zone. Se gli studenti non sono più numerosi di
15 possono sistemare le loro sedie in cerchio intorno al registratore.
Se esistono banchi dovrebbero essere messi lungo le pareti. Nel caso
che gli studenti siano più numerosi faranno due cerchi concentrici.
- L'insegnante spiega alla classe che cosa
c'è inserito nel registratore, e cioè una lunga conversazione fra due
italiani (se la lingua insegnata è l'italiano) i quali parlano in modo
spontaneo, naturale, reale, autentico. Dura ben 4-5 minuti ed è assolutamente
impossibile capire. (Queste informazioni vengono date nella L1 se la
classe è monolingue, altrimenti con l'uso della gestualità, disegni
alla lavagna, e qualche parola "internazionale".) La cura
della "messa in scena" e "l'assurdità" della situazione
disorientano e insieme incuriosiscono gli studenti. "Se l'insegnante
stesso dice che è impossibile capire come posso fare brutta figura?"
è in sostanza ciò che pensa ognuno degli studenti. (Diciamo la verità:
è la paura di fare brutta figura la causa dell'apprensione.) Qualcuno
sorride e fa una battuta di spirito, la competitività comincia a diminuire.
- L'insegnante dà il "compito"
alla classe: "Dovete rilassarvi, e sentire la musica di
questa lingua, la sua intonazione, la sua cadenza, la
sua melodia. Solo questo". La competitività e l'apprensione
diminuiscono ancora un altro po'. (Non completamente: l'esperienza passata
dimostra che l'insegnante chiede sempre di "rendere conto"
dopo un compito. Non c'è da supporre che quest'insegnante sarà diverso
dagli altri.) "Siete seduti comodamente? Se volete, potete anche
dormire" dice l'insegnante sorridendo.
- L'insegnante avvia il registratore, si
siede e ascolta insieme agli studenti.
- Finita la conversazione l'insegnante
spegne il registratore. ("Questo è il momento più pericoloso"
pensa qualcuno degli studenti. "Chiederà che cosa abbiamo capito
e io devo dire 'niente'".) L'insegnante non chiede assolutamente
niente, tranne forse se hanno dormito bene. L'apprensione scende di
nuovo.
- L'insegnante riavvolge il nastro e dicendo
"riascoltate" avvia di nuovo la registrazione. Questa volta
si nota che qualche studente, che prima si allontanava con il corpo
dal registratore, ora piega il tronco in avanti, si mette i gomiti sulle
ginocchia aperte e guarda intensamente il pavimento davanti a lui. Sta
ascoltando. Ora ha fiducia: "Qui non ci sono trappole; l'insegnante
mantiene la parola; veramente non intende mettere in difficoltà nessuno.
Tanto vale ascoltare. Dopo tutto, questa, si sente, è vera lingua. Questa
è la lingua che sentirò se mai andrò a fare un giro in Italia".
- Alla fine l'insegnante riavvolge il nastro
e invita la classe a prendere carta e penna. Quando tutti sono pronti
dice: "Ascoltiamo di nuovo e scrivete una sola parola che pensate
di individuare. Non preoccupatevi dell'ortografia". E via con il
nastro.
- Alla fine molti hanno scritto una parola,
qualcuno ne ha scritte due o tre, e qualcuno non ha scritto niente.
L'insegnante, riavvolgendo il nastro, dice "Riascoltate e se avete
scritto una parola cercate di aggiungerne un'altra". Gli studenti
che non hanno scritto niente si accorgono che l'insegnante non vuole
vedere che cosa è stato scritto sui fogli. "Scrivere significa
espormi, significa poter essere controllato, - pensano - quindi meglio
non scrivere se non sono sicuro dell'esistenza di una certa parola o
se non sono sicuro dell'ortografia di una certa parola. Però l'insegnante
sembra non interessarsi a quello che scrivo; quindi dov'è il rischio?".
Questa volta tutti gli studenti scrivono qualche cosa.
- Ormai hanno ascoltato 4 volte. L'insegnante
forma coppie di studenti, gli dice di confrontare le parole scritte,
di chiedere eventualmente il significato al compagno e di estendere
il proprio elenco copiando da lui altre parole.
- Poi l'insegnante fa riascoltare la registrazione
(5° volta). Gli studenti verificano spontaneamente l'esistenza o meno
delle parole prese dal compagno.
- L'insegnante numera gli studenti, fa alzare
in piedi i numeri dispari, li fa spostare di un posto a sinistra e li
fa sedere. Così ognuno ha un compagno diverso dalla prima volta. Con
questo compagno ripetono il confronto sulle parole.
- Poi l'insegnante fa riascoltare la registrazione
(6° volta). I numeri dispari si alzano di nuovo e si spostano di nuovo
a sinistra e si ripete il confronto.
- Si ripete ancora una volta l'ascolto,
e il confronto.
L'attività di Ascolto autentico è finita. (Chiamiamo questo variante
"Caccia al tesoro".) È durata all'incirca 45 minuti e l'insegnante
può adesso passare ad un'altra attività.
La frequenza ottimale, a mio parere, dell'attività di Ascolto autentico
sarebbe di una volta ogni 3 ore di studio, o nel caso specifico dei corso
di un'ora e mezzo a settimana, una volta ogni due settimane. Consiglierei
di seguire il metodo descritto sopra le prime 4 o 5 volte (2 mesi). Dopodiché
dovrebbe essere possibile andare oltre gli elenchi di singole parole e
passare alla socializzazione vera e propria come tante volte è stata descritta
in questi Bollettini.
La Lettura autentica
Vediamo ora un'altra attività didattica: la Lettura autentica. Per
aver maggior chiarezza possibile seguirà ora la descrizione, passo per
passo, di una lezione di turco che ho tenuto pochi mesi fa con i formatori
di insegnanti li lingua delle Volkshochschulen di Linz in Austria durante
un seminario di aggiornamento.
In realtà io non parlo una parola di turco ma questo non è stato un inconveniente,
come si vedrà dal metodo che ho adoperato. C'era fra gli altri una sola
persona che conosceva la lingua turca (un'insegnante di turco) e non l'ho
fatta partecipare alla lezione. Gli altri non conoscevano per niente la
lingua turca.
- Ho fatto disporre le sedie a semicerchio;
- Ho invitato gli studenti ad uscire dall'aula;
- Fuori dell'aula gli ho detto di scegliere
un compagno;
- Li ho fatti rientrare e sedere con il
proprio compagno;
- Ho messo per terra in mezzo al semicerchio
due giornali turchi, appena comprati, in modo che le pagine si separassero
facilmente;
- Ho detto "Una persona di ogni coppia
deve prendere un foglio e tornare al posto". Il tono della mia
voce stimolava il ritmo vivace e la propensione al gioco. E hanno reagito
di conseguenza;
- Ho detto "Avete 3 minuti per decidere
con il compagno quale articolo vi interessa di più";
- Dopo i tre minuti ho chiesto se avessero
scelto un articolo. Se no si dovevano sbrigare;
- Una volta pronti tutti, ho detto "Avete
5 minuti di tempo per leggere l'articolo scelto. I cinque minuti cominciano
ora!". L'ultima parola è stata enunciata con "teatralità"
ed è stata accompagnata dalla mossa, teatrale anch'essa, di far partire
il cronometro;
- Dopo 5 minuti ho visto che erano tutti
profondamente impegnati nel cercare di imporre un qualche senso al proprio
articolo. Alternavano discussioni a bassa voce con momenti di "lettura"
in silenzio. Li ho lasciati lavorare per altri 5 minuti e poi li ho
fermati;
- Gli ho chiesto di girare sottosopra l'articolo
in modo che non potessero più leggerlo. Ho numerato gli studenti da
sinistra a destra e poi ho fatto alzare i numeri dispari. Li ho fatti
spostare di un posto a destra e risedere in modo che ognuno si trovasse
accanto ad un compagno nuovo;
- Gli ho detto di raccontare al nuovo compagno
quello che credevano di aver capito. "Ciò che non sapete, inventate!"
ho aggiunto;
- Che lo si creda o no, si sono messi a
parlare!
- Dopo circa un minuto e mezzo una coppia
non parlava più e ho quindi fermato tutti quanti. Li ho invitati a tornare
dal compagno originale;
- Ho detto "Avete 5 minuti per rileggere!"
e di nuovo è scattato il cronometro. Di nuovo si sono comportati come
nei primi 5 minuti: "leggendo" e discutendo;
- Dopo 5 minuti ho fermato il lavoro e gli
ho detto che potevano selezionare 3 e solo 3 parole di cui avrebbero
voluto sapere il significato. Gli ho dato 2 minuti per farlo;
- Dopo i 2 minuti li ho interrotti e ho
detto "Ora avete 3 minuti per consultare i vostri dizionari bilingui".
Mi hanno guardato rattristati: "Ma non ce l'abbiamo". "Ah
già", ho detto. "Allora avete 3 minuti per consultare lei",
indicando l'insegnante di turco.
- Sono letteralmente corsi alla fonte di
informazione, hanno fatto le loro domande e sono tornati al posto per
informare il proprio compagno;
- Lli ho lasciati leggere e discutere con
il compagno per altri 10 minuti, poi ho dichiarato terminata la lezione.
Avevano lavorato per 40 minuti in tutto.
Conclusione
In qualsiasi momento storico della glottodidattica, e cioè qualunque
siano gli obiettivi dichiarati dell'insegnante nell'impartire una lezione,
ci sono lezioni giudicate "belle" dagli studenti ed altre giudicate
"brutte". Non credo sia tanto l'approccio teorico che determina
il parere degli studenti quanto il modo in cui l'approccio viene applicato
in pratica. Se per lo studente ogni passo della lezione è una sfida raggiungibile
ed è anche un'occasione per fare amicizia con i compagni di classe, la
lezione è percepita come bella. Con questo articolo ho voluto descrivere
come si può essere sicuri, almeno per due attività spesso considerate
"difficili", che gli studenti se ne andranno, dopo la lezione,
con la sensazione di aver avuto una lezione bella.
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