Insegnare e/o educare
Idee per obiettivi spregiudicati
Claudio Chiavegato
Parte prima: insegnare
Ripenso a me qualche anno fa di fronte ad un computer. Oggetto pieno, oggetto misterioso. Mi era già successo con l'automobile, con la macchina fotografica, con la chitarra, con il telefono, con la bicicletta, con la radio, con le scarpe, con il cucchiaino, con la voce, ... oggetti pieni, oggetti misteriosi.
Se un oggetto per me è pieno e misterioso, è attraente e tendo a lui.
Gli elementi di questa affermazione:
Se per me un oggetto è attraente, inizia la tendenza. La tendenza comprende la ricerca dell'oggetto e la ricerca sull'oggetto.
La ricerca dell'oggetto si pratica attraverso i sensori e l'ideazione che crea il progetto, il "ponte" tra me e l'oggetto.

A1 è l'ambiente di partenza; il "ponte": sono le ideazioni che compongono il progetto; A2 è l'ambiente d'arrivo, se si praticasse quel certo "ponte; le "conseguenze" sono il futuro che ne deriverebbe. Nel caso in cui le conseguenze del futuro ideato siano considerate desiderabili, sulla
base di giudizi relativi, si libera l'energia dell'attenzione detta attrazione.
È il livello di attrazione che fa varcare il ponte o meno. La ricerca sull'oggetto
comprende: la trasduzione dell'oggetto da parte dei sensori del corpo fisico; la
progressione dei segnali fino a Giasone (per Giasone si intende la struttura cerebrale +
le risonanze ed i flussi che si verificano in questo luogo); l'immissione dei segnali nei
flussi di Giasone. A questo punto i segnali trovano o meno corrispondenza. Nel caso di
mancata corrispondenza si passa da una modalità automatica ad una di maggior attenzione,
di maggior energia perché a questo punto è necessario creare nuovi elementi dei flussi,
nuove connessioni, nuovi ... per nuovi significati. Questo processo richiede tempo ed energia, alcune volte molto tempo e molta
energia. Se ogni persona dovesse cominciare tutto da capo ogni volta con ogni oggetto, il
panorama intorno e noi stessi saremmo molto diversi. Ma vicino a noi dal primo momento
c'è qualcuno che può non farci ricominciare dall'inizio e si adopera per un corso
accelerato di evoluzione. In pochissimo tempo siamo in grado di arrivare ad abilità che
si sono formate in tempi enormi, ai nostri occhi. Grazie alla ricostruzione ideativa
dell'ambiente e dei movimenti dei miei simili nell'ambiente, aumentano le mie abilità e
con queste aumenta il mio mondo. Un esempio: se arrivo per la prima volta in un paese e
voglio comprare del pane, posso decidere di cominciare a girare per il paese o posso
domandare alla prima persona che incontro. Ambedue sono soluzioni efficaci; dipende dalla
disponibilità di tempo e di energia. Altro esempio: se voglio cominciare ad usare il
computer posso cominciare a pigiare qualche bottone o posso chiedere istruzioni a
qualcuno. È questione di tempo e di energia ma il risultato è sempre il rapporto sopra
descritto con l'oggetto. Se la scelta è verso l'economia evolutiva si ha questa situazione
di base: una persona (che chiamiamo "A") che ha una certa esperienza di una
certa cosa e un'altra (che chiamiamo "B") che non ha quell'esperienza. A questo
punto:
Secondo questi cinque principi di base, "insegnare" ha caratteristiche molto
differenti rispetto a quello che viene comunemente inteso. Ma cosa è comunemente inteso? Anche nel caso dell'insegnamento la comune definizione è una definizione comune cioè
ognuno crede di sapere cosa significa, nessuno "sa" cosa significa. È un
ennesimo esempio della "tecnica del bacioperugina" (vedi gli atti già
menzionati). Ma secondo quale meccanismo tutti hanno la certezza di sapere cos'è?
Le etichette: le parole "insegnare", "insegnamento",
"insegnante" si muovono nei flussi di Giasone sotto forma di etichette poste a
volti, esperienze, ambienti, ... ed è tutto questo, tutto il nebuloso insieme, che emerge
al suono di quelle parole. Tutto questo materiale si è acceso, a quella parola quindi è
quella parola. Ma se ci fosse l'opportunità di andare a vedere cosa è emerso in ognuno,
noteremmo volti, esperienze, ambienti,... completamente diversi e molte volte in
contraddizione tra loro. Eppure l'etichetta è la stessa. L'etichetta emerge le registrazioni in Giasone e le registrazioni saranno quelle
selezionate dagli ambienti della storia personale. Sono solo registrazioni ma se a queste
applichiamo il "tifo" e le viviamo come reali e assolute diventeranno la
definizione per antonomasia, la definizione acritica. Ma solo un lavoro di osservazione,
smontaggio, revisione, ripulitura, modificazione ed aggiornamento dell'emerso ci darà una
idea personale dell'argomento, che si evolverà per successivi aggiornamenti. Un buon inizio è dato dalle domande: "Sono d'accordo con l'idea che ho nei
riguardi dell'insegnamento?; Cosa significa insegnare?; Qual è il fine
dell'insegnamento?". Domande d'obbligo per chi si appresta ad insegnare e nello
stesso tempo domande che immagino non si sia mai rivolto nessuno fino ad ora. Per concludere A, nel caso dell'insegnare, ha come fine la trasmissione volta al risparmio di
tempo e di energia di B. Ogni altro fine è da considerarsi come controindicazione. Quindi
la preparazione di A, la programmazione delle attività, i luoghi ed i tempi
dell'insegnare, ... tenderanno all'economia evolutiva di B. Parte seconda: educare Insegnare ed educare sono comunemente considerati come sinonimi o per lo meno come
facenti parte di uno stesso argomento. Verifichiamo: l'obiettivo dell'insegnare è la
trasmissione da A (il cosiddetto insegnante) a B (il cosiddetto studente), nei modi ed nei
principi di cui si è trattato nella parte precedente. Nel caso dell'educare è possibile
che all'obbiettivo si arrivi passando attraverso tutti e cinque i principi dell'insegnare
come è possibile che sia rispettato solo il quarto, quello relativo alla disponibilità
di A. Ciò sta a significare che educare poggia le sue basi quindi su qualcosa d'altro.
Già la semplice analisi etimologica dice che insegnare (in + signum) è
mettere dentro all'altro un segno, mentre educare (ex + ducere) è tirar
fuori dall'altro. Visti così, non solo non sono sinonimi ma sembrano addirittura opposti.
Più semplicemente sono diversi. Ricominciamo da capo con le prime righe dell'"Insegnare": "Ripenso a me qualche anno fa di fronte ad un computer. Oggetto pieno, oggetto
misterioso. Mi era già successo con l'automobile, con la macchina fotografica, con la
chitarra, con il telefono, con la bicicletta, con la radio, con le scarpe, con il
cucchiaino, con la voce,... oggetti pieni, oggetti misteriosi". Questi oggetti oggi non sono più misteriosi pur essendo più o meno gli stessi di
allora, quindi il mistero non era proveniente dall'oggetto. È la destrezza
sull'oggetto, concreto o meno, che fa la differenza cioè l'abilità che si è consolidata
fino a diventare automatismo: il corpo si muove e guida la macchina, compone i numeri di
telefono, emette suoni, afferra, manipola, sposta e si sposta, risponde con proprietà,
formula ipotesi,... il tutto in modo che viene definito articolato e coordinato. Ha
acquisito le destrezze per farlo e lo fa automaticamente, al di là del campo
dell'attenzione e dell'intenzione. Anche qui si sta parlando, come già per l'insegnare,
di economia di tempo e di energia: le destrezze ormai automatiche portano verso nuove
destrezze senza dover ripercorrere ogni volta la strada che conduce alle prime. Questa esperienza è di tutti. Tutti noi stiamo al mondo e nel mondo grazie alle destrezze
acquisite. Diventa fondamentale a questo punto andare a vedere da dove arrivano, di
cosa sono fatte, come si formano le destrezze. A titolo di esempio consideriamone una: l'andatura a due gambe. Si dice sia il
passaggio dai primati agli ominidi e sia iniziata almeno quattro milioni di anni fa.
Continua tutt'oggi e comincia a manifestarsi negli esseri umani di circa un anno di età
dopo qualche settimana di prove. Dopo poco è usata in modo automatico per andare più
speditamente alla scoperta del mondo. In seguito, è così "naturale" la sua
utilizzazione che praticamente nessuno si domanda quanti e quali muscoli, tendini, nervi,
ossa, ... sono implicati o in quale modo si ottenga e conservi l'equilibrio nella
deambulazione o quale meccanismo la inneschi. È "semplicemente" il supporto per
le attività quotidiane. Questa è una destrezza. Una destrezza si origina dall'utilizzo delle risorse. Le risorse nel caso
dell'andatura a due gambe, che differenziano l'essere umano da altri esseri, sono: la
forma della colonna vertebrale, della cintura pelvica e dei femori. Un altro esempio: per scrivere e disegnare può essere usata la mano destra o la mano
sinistra ma c'è chi non avendo le mani usa i piedi o la bocca in quanto risorse come lo
sono le mani. Le mani sono solo la risorsa più comune per questo scopo e non l'unica per
sviluppare l'abilità dello scrivere, del disegnare o del suonare o del digitare su una
tastiera o altro. L'applicazione della morale porta a giudizi pietistici e discriminatori.
Le risorse quindi sono relative al corpo fisico: le sue caratteristiche
"tecniche" ed il loro utilizzo mirato sono le risorse che ha a disposizione un
essere. Per quanto riguarda l'essere umano:
Ritornando all'etimologia di "educare" = ex ducere, ora si sa cosa far
uscire da noi e dall'altro: LE RISORSE. EDUCARE è agevolare la mobilitazione di risorse, strategicamente e spregiudicatamente
verso nuove destrezze, avendone la conoscenza e la coscienza. L'azione di chi educa si diversifica in base al tipo di destrezze ed all'idea di
sé" dell'altro. Questi ultimi due elementi rappresentano le variabili del tempo
necessario all'acquisizione. Il successo o meno è dato dal raggiungimento del "punto di non ritorno" da
parte di B. Si è raggiunto questo punto quando non si può "disimparare" ad
esempio a mangiare con la forchetta, a fischiare, ad andare in bicicletta, a guidare la
macchina, a usare il computer, a parlare una lingua,... . Attraverso le risorse, le
abilità così sono acquisite ed entrano nel repertorio automatico per andare verso
nuove destrezze. Inoltre chi educa deve conoscere la dinamica dell'acquisizione:

Un discorso a parte merita W, il "periodo critico". La sua dinamica interna è di questo tipo:

L'asse "a" rappresenta il tempo, l'asse "b" l'evoluzione della destrezza e il conseguente grado di acquisizione.
Si notano tratti più o meno verticali e tratti più o meno orizzontali. Questi ultimi sono di particolare interesse per l'educatore A, in quanto ognuno racchiude "difficoltà" di vario genere da parte di B. Ogni "difficoltà" ritenuta tale da B emerge la nostalgia per l'equilibrio precedente e la tendenza al suo ripristino, cioè il ritorno ad X. L'azione di A dovrà essere, qui più che in altri momenti, oculata e strategica.
Il tempo necessario all'acquisizione è dato da: Y + W + 1, che equivale all'intervallo tra X e l'inizio di Z. Questa è la condizione per il successo sia di A che di B. È sufficiente la condizione Y + W - 1 per avere l'insuccesso, relativamente a quella certa destrezza, di entrambe.
Il processo di acquisizione delle destrezze può essere reso visivamente così:

L'area di mobilitazione delle risorse e della formazione delle destrezze è il luogo dove praticare spregiudicatamente e strategicamente le attività del programma educativo sapendo ora qualcosa di più su cosa significhi educare.