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Bernini e l'elefantino più famoso di Roma

Lo avete riconosciuto? Si tratta dell’elefantino più famoso a Roma che trovate nei pressi del Pantheon, a piazza della Minerva che prende il nome dal culto di Minerva Calcidica. Nell’antichità, qui c’era un tempio vero e proprio dedicato alla Dea, di cui è rimasta solo la statua della divinità, successivamente trasferita in Vaticano. Il caso ha voluto che anche l’obelisco in granito rosa, ritrovato lì vicino e che oggi possiamo ammirare nella piazza, fosse dedicato alla dea Neith egizia che corrisponde alla dea romana Minerva.

Il piccolo complesso monumentale è fortemente voluto nel 1667 da Papa Alessandro VII e i primi che presentano un progetto per il basamento dell’obelisco sono i Domenicani visto che la loro chiesa e il convento, in cui avvenne il ritrovamento, si affacciano direttamente sulla piazza. La loro idea però era di far sostenere il monumento egizio da sei piccoli colli, che corrispondevano ai monti rappresentati nello stemma della famiglia Chigi- la famiglia a cui apparteneva Alessandro- con un cane per ogni angolo a simboleggiare i Domenicani stessi, in latino ‘Domini canes’ significa ‘cani del Signore’, in altre parole ‘guardie attente e fedeli’. Ma il Papa non approva il progetto perché non voleva qualcosa che lo autocelebrasse. Il monumento doveva invece rappresentare la Saggezza Divina.

Ed ecco che entra in scena il grande scultore Gian Lorenzo Bernini. È proprio alla sua bottega che il Papa commissiona la costruzione di un monumento. Di progetti ne verranno presentati addirittura 10, quello più berniano è probabilmente il progetto che prevedeva un gigante che sorregge l’obelisco con le braccia. Ma Alessandro alla fine sceglierà la statua a forma di elefante che si ispira a un disegno contenuto nel romanzo Hypnerotomachia Poliphili, scritto dal domenicano Francesco Colonna. L’elefantino verrà poi però realizzato dall’allievo di Bernini, Ercole Ferrata.

Perché proprio un elefante doveva sostenere tutto questo peso? La risposta è nell’iscrizione del basamento ‘Chiunque qui vede i segni della Sapienza d'Egitto scolpiti sull'obelisco, sorretto dall'elefante, la più forte delle bestie, intenda questo come prova che è necessaria una mente robusta per sostenere una solida sapienza’.

I Domenicani non reagiscono bene al rifiuto del Papa e molto dure sono le loro critiche contro Bernini, anche per non aver inserito un cubo sotto la pancia che sostenesse tutta la struttura. Erano infatti convinti che le zampe dell’elefante non potessero reggere il peso dell’obelisco e che quindi a rischio ci fosse la stabilità di tutto il complesso. Bernini, 16 anni prima aveva già realizzato la Fontana dei Quattro Fiumi di piazza Navona che ha pure un obelisco che poggia su una roccia vuota e per questo, forte della sua esperienza, all’inizio prova in tutti i modi a dimostrare il contrario. Ma alla fine deve cedere alle richieste dei Domenicani e riempie in pietra lo spazio sotto la pancia che però in gran parte maschera, facendo scolpire sul dorso dell’animale, una sella e un lungo drappo con l’emblema araldico papale.

Il risultato non fu ben visto dai romani, lo definivano ‘troppo tozzo, non elegante, addirittura goffo’. In effetti la struttura voluta dai domenicani appesantiva la scultura e ben presto venne ribattezzata  ‘Porcino della Minerva’ perché per il suo aspetto ricordava più che un elefante, un maialino!

Con il tempo però ‘Porcino’ si modificò in ‘Purcino’ che in romanesco significa ‘Pulcino’, animale certamente più apprezzato, e con cui ancora oggi viene chiamato: ‘Pulcino della Minerva’.

Osservando attentamente l’elefantino, potrete notare che la parte posteriore è diretta verso il convento domenicano e la coda, un po’ spostata, non fa che accentuare questa posa poco rispettosa. La stessa proboscide con il movimento all’indietro pare sottolineare questa posizione, come se Bernini avesse voluto ‘vendicarsi’ nei confronti dei Domenicani, creando una sorta di saluto non proprio cortese.

L’elefante della Minerva è uno dei tanti animali reali rappresentati dagli artisti romani su sculture o dipinti. Esistono dei veri e propri itinerari alla ricerca di queste creature attraverso strade e piazze della Capitale che ci fanno scoprire storie, leggende e tante curiosità sull’inesauribile Città Eterna.

Allora vi aspettiamo a Roma, magari per andarli a cercare insieme in una delle numerose passeggiate che proponiamo ai nostri studenti e vi promettiamo che non mancheranno le sorprese!

di Antonella Mele

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